giovedì 13 luglio 2006

[Holiday]

Tra due giorni parto. Vado dove le zanzare smetteranno di mangiarmi viva ogni volta che mi siedo sul letto o sul divano (quindi per l'ottanta per cento delle ore giornaliere). Ma torno.

Tante volte ho pensato di andare e non tornare. E non sono nemmeno mai partita. In fondo io qui ci sto bene. Le mie abitudini mi tranquillizzano e i miei riti mi divertono. Sono troppo pigra anche solo per pensare di ricostruirne altri in altri luoghi.
I problemi li abbiamo fuori, ma soprattutto dentro. Ovunque andremo li trascineremo penosamente al nostro seguito, rallentando, peraltro, la nostra già lenta crescita interiore. La mia crescita interiore.
Allora è meglio sbattagliare tra luoghi familiari e rassicuranti.
Tutto ciò, comunque, non è inerente alle mie vacanze. Non è inerente neanche al mio stato d'animo, se è per quello. Stavo solo divagando.
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Teorema di Stockmayer
Se sembra facile, e' dura. Se sembra difficile, e' fottutamente impossibile.

4 commenti:

gg ha detto...

Tutto dipende dallo spirito con cui si parte.

Se si parte con la volontà di sfuggire da se stessi, dalla nostra mancanza di attitudine al "vivere quotidiano", allora la partenza non risolverà i problemi. Da se stessi è impossibile fuggire.

Se si parte in cerca di nuove sfide, in cerca di nuovi stimoli, se si lascia il paesello di provincia alla ricerca di un mondo nuovo ed inesplorato, allora lì l'uomo può ritrovare la sua dimensione.

Sono un pigro, lo confesso. Ai limiti dell'accidia. Ma un giorno freddo di gennaio decisi di partire per Londra. Ci rimasi quattro mesi. Non avrei voluto più tornare, pur non facendo nulla di eccezionale. Avevo lasciato amici cari, ma molti altri ne avevo trovati. Sentivo dentro di me una forza nuova. Una forza dettata dalla libertà.

Il borgo natìo rappresenta la sicurezza. Le certezze, la tranquillità. Ma se l'uomo veramente vuole crescere, deve perseguire la conoscenza. E prima di tutto quella di se stesso.

Forse è possibile indagare il proprio io anche stanto distesi nel letto di casa, ma se non si mette in discussione tutto ciò che fino ad ora si è stati, tutto ciò da cui veniamo, difficilmente indagheremo fino a fondo.

Ma si sà. Il viaggio più difficile è quello dentro noi stessi.

Una Paranoica ha detto...

"Mettere in discussione tutto ciò che fino ad ora si è stati". Questa frase ha qualcosa di inquietante.
Dal canto mio, preferisco mettermi in discussione tirando testate alle mura domestiche e ai suoi abitanti.

[Questo blog sta prendendo una pieda inaspettatamente "filosofica"...]

gg ha detto...

E' inquietante, ma al tempo stesso (o forse proprio per questo) affascinante.

Ti racconto un aneddoto.

Ieri ho sostenuto un colloquio a Milano, dove ho conosciuto un ragazzo di Firenze. Parlando del più e del meno e di quanto sia arretrata l'Italia rispetto al resto del mondo cosiddetto "occidentale", mi ha paralto della sua ex ragazza (che strano giro...).

Qualche tempo dopo essersi lasciati, ricevette una sua telefonata. Si trovava di fronte ad una agenzia di viaggi. Stava per comprare un biglietto di sola andata per la Nuova Zelanda. Gli chiese se c'era qualche possibilità che la loro relazione potesse ricominciare. Lui rispose di no e lei partì.

A tre anni di distanza, dopo aver iniziato da piccoli lavoretti, ora tiene due corsi alle scuole superiori: uno di lingua italiana, l'altro di cinema.

Non voglio trarre nessuna morale da questa storia. Solo un piccolo spunto di riflessione.

Buona vacanza.

cowgirl ha detto...

sei una poeta...
con le mani che scattano quello che i tuoi occhi vedono, donando a noi quello che ti emoziona... ogni volta che aggiungo un pezzo a quello che so di te, aggiungo valore anche alla mia vita!
ci vediamo presto ;)